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Complessità e pensiero sistemico

28 Gennaio 2019 Change management, Co-creazione, Comunicazione, Innovazione, Leadership 0 Comments

“La complessità è una parola problema, non una parola soluzione” Edgard Morin

L’organismo vivente è un sistema complesso.

L’essere umano, il cervello, ma anche la singola cellula sono organismi complessi: se avviene un incidente alla periferia del sistema, per esempio una piccola ferita alla pelle, non sarà il sistema nervoso centrale a iniziare il processo di riparazione, bensì sarà il perifericoa cominciare la sua attività di cicatrizzazione.

Un buon esempio di complessità negli organismi viventi è la riflessologia plantare che prende spunto dall’antica medicina tradizionale cinese e si basa sui concetti di medicina ed energia: come mai massaggiando alcune zone del piede si ottengono effetti positivi o negativi su altre parti del corpo? Il principio di base è quello secondo cui sulla pianta del piede si riflette ogni altra parte del nostro organismo, come se si trattasse di una specie di mappatura di ogni singolo organo interno o apparato.

A proposito sapete che abbiamo un cervello anche nello stomaco (cervello addominale)? Questa scoperta è ormai datata, ma per il nostro pensiero lineare (che prevede una direzione sequenziale e unica) é un idea inconcepibile, solo recentemente è stata accettata anche nell’ambiente scentifico.

Anche le organizzazioni sono dei sistemi viventi complessi dove esistono tanti centri nervosi, centrali e periferici, con delle interconnessioni non lineari.

“Un’organizzazione è simile ad un organismo: ognuna delle sue cellule contiene un’immagine particolare, parziale e cangiante di sè in rapporto al tutto. E al pari di un organismo, la prassi di un’organizzazione scaturisce da queste stesse immagini: la sua teria-in-uso si fonda sui modi in cui i suoi membri se la rappresentano”. Con questa immagine Argyris e Schon evocano una struttura poliedrica e multipla dell’organizzazione, con tante sfaccettature e tante visioni diverse.

Eppure il pensiero analitico-razionale, che ancora condiziona il comportamento manageriale, ha disegnato l’organizzazione come un insieme rigido di elementi  guidati in modo gerarchico da una direzione che a cascata riversa le sue decisioni.

Ma sappiamo bene che guidare le persone non è esattamente come guidare una macchina. Con i suoi organigrammi, il pensiero lineare si è illuso di poter semplificare l’organismo, disegnando dei processi semplicistici, generalmente a cascata.

Ma ormai è abbastanza condiviso che tutti i processi top-down sono inefficaci, soprattutto quando viene richiesta l’intelligenza dell’intero sistema. Basti pensare a tutti i processi di change management.

“Dato che noi stessi siamo parte di questa trama, vedere l’intero schema del cambiamento è doppiamente difficile. Invece, tendiamo a concentrarci su immagini di parti isolate del sistema e ci chiediamo perché sembra che i nostri problemi più profondi non siano mai risolti. Il pensiero sistemico è uno schema concettuale, un corpo di conoscenze e di strumenti elaborato nel corso degli ultimi cinquant’anni per rendere più comprensibile la completezza dei modelli e per aiutarci a scoprire come cambiarli in modo efficace. Sebbene gli strumenti siano nuovi, la visione del mondo loro sottostante è del tutto intuitiva; esperimenti con bambini mostrano che essi apprendono il pensiero sistemico molto rapidamente.” Peter Senge, La quinta disciplina.



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