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Diversity e innovazione

18 Gennaio 2017 Innovazione 0 Comments

Perchè abbinare diversity con innovazione?

“Il vero dialogo non è parlare con la gente che la pensa come te” diceva Baumann il sociologo della Società liquida recentemente scomparso. Parlare con chi la pensa come noi ha un fantastico effetto rassicurante ma non aggiunge nulla a ciò che già sappiamo.

Otto Scharmer nella sua U Theory afferma che per la maggior parte del nostro modo di ascoltare e processare la realtà è un dowloading, ovvero un ascolto per confermare quanto già sappiamo. Ma, sempre nel pensiero di Scharmer, se realmente vogliamo costruire qualcosa di nuovo per il futuro (anzi, per usare il suo linguaggio, farci insegnare qualcosa dal futuro) è necessario superare il downloading e aprire cuore e mente a ciò che è diverso da noi.

Piccolo test: dividi un foglio in più colonne, e nella prima fai la lista delle dieci persone di cui ti fidi di più, escluse quelle che appartengono alla tua cerchia familiare. Nella seconda colonna scrivi se le persone sono maschio o femmina, nella terza la loro età approssimativa, nella quarta la religione, e poi livello di istruzione, cultura di appartenenza, religione, orientamento sessuale e così via.

Quello che di solito succede è che la maggior parte delle persone di cui ci fidiamo sono incredibilmente simili a noi. Se questo è da un lato spiegabile con il fatto che abbiamo maggiori relazioni con persone della nostra cerchia, dall’altro però ci dice che costruire relazioni di fiducia con persone “diverse” richiede impegno e una buona dose di motivazione.

“Rischiare” di uscire dal proprio gruppo di appartenenza non è affatto naturale e anzi tendenzialmente ognuno di noi inconsciamente tende ad attribuire maggior valore alle persone che ci sono più simili (ingroup bias).

Naturalmente questo ha un impatto rilevante su coloro che hanno ruoli manageriali nelle aziende. E’ dimostrato infatti che selezione, sviluppo, le opportunità di carriera che si propongono ai collaboratori sono infuenzate dall’ingroup bias di chi li guida. Ma di nuovo cosa c’entra la diversity con l’innovazione?

Otto Scharmer racconta che agli inizi degli anni 80 un team di manager della Ford visitò gli stabilimenti della Toyota. Al  ritorno raccontarono che i giapponesi non avevano fatto vedere loro il vero ciclo produttivo ma una sorta di messa in scena destinata ai visitatori: nonostante avessero avuto sotto gli occhi il nuovo rivoluzionario sistema produttivo non erano riusciti a vederlo!

Le idee e le convinzioni esistenti, l’incapacità di superare il downloading, la poca dimestichezza con la diversity non ci lasciano vedere il futuro che arriva. Per questo allenarsi a conoscere e costruire relazioni di fiducia con persone, realtà produttive, culture diverse è la strada principale per farsi contaminare dal nuovo.

 

 

 



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